Usare il colore come  antidepressivo.

Ma.. senza effetti collaterali!. Ed è questa interessante quanto intrigante constatazione, una valida motivazione che mi spinge da molti anni nella ricerca e nella sperimentazione. nel mio lavoro duro ma, esaltante al tempo stesso. Duro perché lento, impegnativo, spesso deludente. Esaltante, perché mai pienamente soddisfatta dei risultati ottenuti, sono spinta a ritentare, per indagare le varianti che offre la manipolazione dei colori e delle forme e magari viene maturando un’idea altra da quella iniziale. Per cui a tutto si somma il caso, quando un’opera fosse anche ben riuscita.

Alla fine è un'opera unica e irripetibile. Ma, vale anche la pena di insistere per vedere dove si può arrivare. La soddisfazione è immensa e molto gratificante se ci piace quello che vediamo.

Questo è il mio antidepressivo! A volte spinta da un flash della memoria credo di avere una ispirazione e quando è terminato il lavoro non è più quello che avevo creduto di “vedere nel mio flash”. Come spiegarlo? Ma...troppo lungo. E poi non serve. Quello che deve comunicare è il lavoro finito.

 

contrasto dei colori

Tento di trovare accostamenti tra colori primari e complementari. Colori caldi contrapposti a colori freddi. Per contrasto si intende comunemente il meccanismo che nella visione permette di distinguere i contorni di elementi distinti dell'immagine.

Esistono vari meccanismi che producono nel nostro cervello il contrasto: innanzitutto il contrasto tra colori diversi, che si estende sino al caso-limite del contrasto tra complementari. il contrasto tra tonalità diverse dello stesso colore, che può essere il contrasto di chiaro-scuro, ma anche il contrasto tra tonalità calde e fredde dello stesso colore.

Il contrasto tra colori si ha quando, ad esempio, si assegna un colore allo sfondo e un colore diverso, contrastante, ai segni al tratto, siano caratteri o segni qualsiasi, come in un disegno tecnico o in un segnale stradale. Contrasti che però, non vadano oltre la soglia della armonia.., ma che alla fine diano uno stato d’animo di giocosità e di bellezza.

Ma cosa è l’armonia ? Potrebbe derivare dalla giusta apposizione di colori equidistanti, o di colori affini, o di toni

 

Le regole ?

della stessa gamma in gradazioni e livelli differenti. O dal vistoso contrasto dei complementari , tra un colore intenso e uno più tenue , o dalle dimensioni delle varie stesure cromatiche…
Chi ha studiato la teoria dei colori sa bene come certi colori giustapposti (che significa posti l'uno vicino all'altro) si "rinforzino" a vicenda come l'arancione con il blu e viceversa, o come i famosi quadratini grigi di Itten che appaiano verdastri se posti su di un quadrato più grande di colore rosso o giallastri se posti su di un quadrato violetto.., ma proprio nel famoso Kunst der Farbe (Arte del colore), Itten scriveva: "Bene lo sapeva anche Chevreul più di cento anni prima (di Itten) nel suo "De la loi du contraste simultané des couleurs", ma anche lui non conosceva la ragione di questi fenomeni.

Dalla analisi di queste conoscenze si potrebbe dedurre sia che con le predisposizioni naturali (fiosiologiche o psichiche) che presiederebbero alla sensazione di armonia, sia con le norme, o i canoni, che potrebbero produrla che..ebbene..si! E' questa la constatazione. Non ci sono regole !. Dipende dalla personale sensibilità cromatica.
Non rimane che sperimentare gli effetti del colore. 

Marisa Poliani.