


La
percezione cromatica implica un atto psichico secondario e superiore,
sovracostruito al processo fisiologico.
Dice il Prof. Ruggero Sicurelli: "La percezione del colore va intesa come
un evento rivelatore di una dinamica emozionale profonda, che dipende dalle
caratteristiche personologiche del percepiente. In altri termini, la
tavolozza cromatica interna dipende non solo dal nostro modo di percepire i
colori esterni, ma anche dalla nostra specifica modalità di rivisitare
emozionalmente gli stessi. Questo in relazione ad un approccio psicologico
che mette in primo piano la biografia personale piuttosto che gli
accadimenti culturali. Ciò non toglie che la libertà di elaborazione
personale di chi percepisce non sia totale......."
Per poter vedere qualsiasi cosa e ammesso che i nostri occhi e il nostro
cervello funzionino egregiamente, abbiamo bisogno di un minimo di
luminosità, cioè di una minima presenza di luce; al buio assoluto siamo
completamente ciechi. In una giornata di sole tutto si illumina di colore.
Il meccanismo della percezione visiva può essere riassunto come segue:
Le cose illuminate riemettono una parte della luce, la quale arriva ai
nostri occhi e vi penetra.
I nostri occhi elaborano la luce riemessa da un oggetto codificandone forma,
rapporto chiaro-scuro e colore.
Queste diverse codifiche vengono inviate al cervello che ce le fa percepire
attivandosi in diverse aree ben identificate dalle Neuroscienze.
La percezione visiva avviene quindi grazie al cervello e nel cervello stesso: è quindi "virtuale" come i nostri pensieri e la nostra immaginazione e , come questi , in grado di provocare risposte emotive ed atteggiamenti psicologici diversi.
Questo insieme di sensazioni che chiamiamo percezione visiva hanno luogo in diverse parti della corteccia cerebrale, in una, ad esempio percepiamo solamente la forma della fragola, in un'altra il colore, ma chi invia questo messaggio
elettro-chimico al cervello è l'attivazione perfettamente integrata delle cellule gangliari, cellule bipolari, bastoncelli e coni che fanno delle rètine dei nostri occhi delle vere e proprie appendici cerebrali.
Ciò che non va dimenticato è che l'unica "cosa" che arrivando dall'esterno riesce a provocare tutto ciò che appunto chiamiamo percezione visiva non è altro che la luce con i suoi fotoni. Tralasciamo i diversi meccanismi della visione e concentriamoci sull'aspetto più affascinante della visione umana: il colore.
Questa sensazione viene avvertita in una speciale zona del cervello e viene provocata dalla azione che i fotoni compiono sui coni; possiamo quindi ritenere i fotoni e i coni retinici gli attori principali della rappresentazione cromatica che ha luogo quotidianamente nell'immenso teatro del nostro cervello.
Marisa Poliani.