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Così Marisa Vescovo introduceva Bice Lazzari, in una scarna e asciutta presentazione in catalogo , in occasione di una retrospettiva degli anni ‘70 a Milano: “1925. Kandisky dipinge: ”Giallo-rosso”. Picasso: ” le tre ballerine”. Klee: ”astratto
in rapporto ad un albero in fiore”. Mondrian: perfeziona puntigliosamente
le sue griglie di coordinate. Nasce il 15 novembre 1900 a Venezia e studia al Conservatorio e alla Accademia di Belle Arti, dove segue il corso di decorazione più “appropriato” per una ragazza (non vi sono le lezioni di nudo). Si forma a Venezia in un ambiente di inizio secolo particolarmente ricco e stimolante. Unitamente agli studi musicali al Conservatorio inizia a dipingere già nei primi anni ‘20 . Dopo un esordio figurativo del 1925 presto maturatosi e concluso, ove inizia un breve interessamento per la struttura ed il decoro futurista, il suo lavoro compie una svolta determinante verso gli stilemi e la ricerca astratta. Vogliamo rendere omaggio ad una artista che è stata sempre coerente con le sue idee con questa pagina a Lei dedicata. Marisa Poliani |
Questo omaggio assume una particolare importanza in virtù di due motivi specifici. Da un lato si tratta di un’importante occasione per presentare al pubblico internazionale una protagonista delle avanguardie astratte italiane che, dopo aver attraversato e segnato con la sua opera il secolo appena trascorso, per un lungo periodo e per la sua natura riservata, è stata spesso trascurata dalla critica. L’occasione è ancor più significativa per l’importante donazione da parte dell’Archivio Bice Lazzari di Roma di due opere fondamentali.
Tutta la vicenda della sua opera sembra accompagnata da questa ambiguità, una costruzione astratta che si allontana dalla ortodossia geometrizzante per aprire alla poesia della pittura e del colore. Contemporaneamente ogni singola opera è ancor più sospesa nella ambivalenza dell’essere opera compiuta e bozzetto per arte decorativa, collocando Bice Lazzari, in quel contesto internazionale delle grandi interpreti femminili della astrazione del XX secolo, da Anni Albers a Sophie Tauber e Sonia Delaunay. Forse fu proprio questa sua collocazione indipendente, isolata, che peraltro la vide protagonista del mondo delle arti italiane con diverse mostre negli anni ‘30 e la partecipazione alla Esposizione Internazionale di New York del 1939, ad astrarla dal mondo e dal sistema della critica e del mercato della pittura.
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BICE LAZZARI (Venezia 1900 -
ALLA COLLEZIONE Bice Lazzari 1958 Una grande antologica che restituisca la figura complessa di questa artista alla storia dell’arte sicuramente una delle più articolate menti creatrici del secolo appena trascorso. Infatti, oltre alle opere compiute prima dell’avvento della seconda guerra mondiale, i grandi cicli di decorazione, gli oggetti i tessuti, mosaici o pannelli eseguiti per importanti studi d’architettura, saranno gli anni ‘50 a vederla intraprendere un cammino consapevole e completo verso l’arte astratta che, con nuovi esperienze, sensazioni, pitture transita verso l’Informale. Il suo linguaggio passa lentamente da una costruzione razionale ad una decostruzione sapiente ed elegante dello spazio del dipinto, ad un disfacimento delle forme per “allagamento” della pittura. Si giunge così ad opere come Esperienze (1958). Opera donata alla Collezione Peggy Guggenheim, ove la sapiente costruzione della materia, con sabbie, gessi e colle, presenta al visitatore un mondo informale composto dal suono “arrugginito” del fondo tonale acceso da segni, tracce colorate che vibrano musicalmente verso la superficie. Un percorso il suo che continuerà coerentemente sino alla morte avvenuta a Roma nel 1981. Bice Lazzari 1968 |
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